Buone pratiche

Buone pratiche candidate al Premio “Verso una economia circolare”

  • Rassegna completa delle aziende e dei Comuni partecipanti dell’edizione 2017. Scarica il documento.

 

Buone pratiche e casi studio a livello italiano

Si segnala l’Atlante Italiano dell’Economia Circolare. Esso raccoglie esperienze basate sul riutilizzo, sulla riduzione degli sprechi, sulla diminuzione dei rifiuti, sulla reimmissione nel ciclo produttivo di materie prime recuperate (seconde). Il progetto è promosso da Ecodom, il principale Consorzio italiano per il recupero dei RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) e da CDCA, il primo Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali in Italia. Tra le esperienze mappate la Lombardia è al primo posto con il 21% del totale, seguita da Lazio (15%), Toscana (12%), Emilia Romagna (7%) e Veneto (7%). Via via troviamo nell’ordine Liguria, Trentino Alto-Adige (4%), Puglia, Piemonte, Marche e Basilicata con il 3%. La provincia di Roma è in testa alla classifica con 15 esempi virtuosi, seconda Milano con 12.

Tra i casi studi principali e innovativi si citano:

  • GreenJobs. L’iniziativa si inserisce nel quadro dell’impegno di Fondazione Cariplo a favore della realizzazione dei giovani in ambito culturale, sociale e professionale. In particolare, l’Area Ambiente della Fondazione ha individuato nella promozione dei green jobs tra i giovani una risposta potenzialmente importante in termini sia di occupazione, che di ripercussioni sulla sostenibilità ambientale del tessuto produttivo. In questo senso, la sostenibilità ambientale diventa non solo determinante per la salvaguardia dell’ambiente, ma anche un’occasione per contrastare la disoccupazione. Nell’ipotizzare le modalità di intervento del Progetto Green Jobs, Fondazione Cariplo ha lavorato a stretto contatto con attori territoriali ed economici interessati al tema e con esperti del settore, attraverso audizioni e tavoli di lavoro. Tra gli obiettivi dell’iniziativa:
    • aumentare la consapevolezza dei giovani sulle opportunità, le competenze e i profili richiesti dalle professioni verdi;
    • migliorare l’offerta formativa dell’istruzione secondaria e terziaria, in linea con quanto richiesto dalla green economy;
    • favorire l’incontro tra domanda e offerta di green jobs e lo sviluppo dell’imprenditorialità in campo ambientale.
  • In Novamont viene promosso un modello di bioeconomiabasato sull’uso efficiente delle risorse rinnovabili e sulla rigenerazione territoriale. Partendo dalle aree locali, vengono attivate bioraffinerie integrate nei territori dedicate alla produzione di bioplastiche e bioprodotti da fonti rinnovabili, attraverso la riconversione di siti industriali non più competitivi, nel rispetto delle specificità locali e in partnership con tutti gli attori della filiera.
  • Mapei ha sviluppato RE-CON ZERO, un additivo innovativo che trasforma, in pochi minuti e senza necessità di costosi impianti di trattamento, il calcestruzzo reso in un materiale granulare che può essere integralmente utilizzato come aggregato per la produzione del calcestruzzo, senza alcuna produzione di rifiuti, né liquidi né solidi.
  • Orange Fiber è una realtà imprenditoriale giovanissima, la prima ad aver brevettato un filato e un tessuto ecosostenibile di alta qualità a partire dal pastazzo: lo scarto della lavorazione degli agrumi per la produzione dei succhi di frutta. In Italia ogni anno se ne producono circa un milione di tonnellate, di cui 340 mila solo in Sicilia.
  • Avvicinare il mondo dell’agricoltura a quello dell’industria, fornendo a quest’ultima la prima bioplastica a base di canapa, un materiale completamente vegetale ricavato dagli scarti. È questo il fulcro delle attività di Kanesis, progetto che promuove l’economia circolare ed il rispetto per la natura quale caposaldo della produzione industriale.
  • Moda ecologica e sostenibile dal riciclo degli scarti del processo di vinificazione. Dal biomateriale derivato dall’uvanasce infatti la prima collezione al mondo di moda. Il merito è di Vegea, produttore animal free di biomateriale derivato dal vino, che ha da poco presentato la sua collezione centrata su materiale vegan proprio a base di vinaccia.
  • Il progetto Buyme4you è un’app che permette di gestire la compravendita di oggetti fatti in casa valorizzando l’economia a chilometro zero o Mercato Circolare, la prima app al mondo che permette a ogni cittadino di trovare prodotti o servizi dell’economia circolare via smartphone.
  • Sebigas, in arrivo il primo impianto di biometano alimentato con FORSU. FORSU è l’acronimo di frazione organica da raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. Il sito si trova a Sarmato (PC) e sarà avviato a metà 2018.
  • Alisea si occupa da anni di recupero e riuso dei materiali aziendali dei clienti, con i quali realizzano oggetti per la comunicazione aziendale, tra cui Perpetua®, matita composta al 80% da grafite riciclata e coperta da brevetto.
  • Miko S.r.l. è l’azienda italiana che produce Dinamica, la prima microfibra ecologica dalle elevate prestazioni adatta a molti settori di applicazione. Miko ha creato diverse soluzioni per il mercato dell’automotive con microfibre riciclabili che sono eco-sostenibili e che rispettano i più elevati standard qualitativi.
  • Sotto il brand Carmina Campus, vengono creati oggetti d’alta moda di grande qualità e stile, tra cui mobili, borse, bracciali e altri bojoux, belli e in più buoni con l’ambiente. Questo perché sono costituiti da materiale riciclato, ad esempio i modelli di borse della serie Space Waste, che hanno come peculiarità il fatto di essere create con dei fondi di lattine riciclati.
  • Frumat, società con sede a Bolzano, dal 2009 punta sugli scarti dell’industria agroalimentare ed in particolare delle mele (bucce e torsoli risultanti dalla spremitura del frutto), per produrre nuovi beni di consumo all’insegna dell’ecosostenibilità, dai vestiti ai quaderni.
  • Mook crea e produce oggetti con materiali di recupero, pezzi unici che nascono dalla raccolta e dall’assemblaggio di materiale “scaricato dal tempo”. Legni consumati dal mare, oggetti  dimenticati dalla città, pezzi di vecchie porte o mobili e stoffe e parti metalliche di meccanismi che nessuno usava più, vengono ricomposti secondo le regole del riciclaggio artistico fino a realizzare sculture e oggetti d’uso.
  • Barilla, in collaborazione con Favini, ha dato avvio al progetto “CartaCrusca”, che consiste nel recupero della crusca, derivante dalla macinazione di grano, orzo, segale e altri cereali, e nella successiva lavorazione della stessa, assieme alla cellulosa, per renderla materia prima per la produzione di carta.
  • Il modello di Marangoni, attraverso la ricostruzione dei pneumatici, porta al 70% di risparmio di materie prime e a una riduzione delle emissioni di CO2 fino al 30%.
  • TS Asfalti commercializza attrezzature e macchinari per la manutenzione stradale costruite con la migliore innovazione tecnologica del nostro tempo, grazie ai quali è possibile effettuare lavorazioni operando nella massima salvaguardia dell’ambiente: riciclando, cioè, l’asfalto da manutenere e/o l’asfalto scarificato dalle strade.
  • Presentato il progetto Biochar promosso dal comitato territoriale Iren di Parma che si collega a una collaborazione, avviata dall’università di Parma, tra i comuni di Parma e di Stoccolma sul tema delle “città intelligenti” per migliorare la qualità della vita dei cittadini a tutti i livelli. Una parte di potature provenienti da aree pubbliche della città verranno utilizzate per la produzione di Biochar che, dopo essere stato analizzato, verrà utilizzato in un’area dell’orto botanico di Parma. Si tratta di una sperimentazione della durata di due anni.
  • CAF attraverso il del Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze, ha inventato il metodo Tyrebirth che rappresenta la soluzione definitiva del problema. Tyrebirth è uno processo innovativo finalizzato al riciclo degli pneumatici fuori uso attraverso l’utilizzo delle microonde.
  • Lavazza: non solo una capsula biodegradabile che ritorna nel ciclo naturale, ma un progetto unico per coltivare funghi dai fondi di caffè.
  • Lucart punta su un’economia circolare della carta. L’azienda italiana ha trasformato in quattro anni 2,8 miliardi di cartoni per bevande tipo Tetra Pak in una speciale materiale cartaceo, il Fiberpack.
  • Il progetto della startup parmense Pagurojeans: realizzare jeans in modo eco-sostenibile riducendo del 60% l’impiego di acqua e prodotti chimici e del 40% i consumi di energia elettrica, grazie all’utilizzo di denim riciclato e di un innovativo algoritmo.
  • In tema di Pubbliche Amministrazioni si segnala l’iniziativa di Legambiente: Comuni Ricicloni, un’eccellenza italiana, iniziativa nata nel 1994 con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al fine di premiare ogni anno le comunità locali, le amministrazioni pubbliche e i cittadini che hanno ottenuto i migliori risultati nella raccolta e gestione dei rifiuti.
  • Il marchio veneto di scarpe Womsh rappresenta un esempio di sostenibilità. Le scarpe hanno un processo produttivo ottimizzato sull’uso delle materie prime e sui consumi generati, compensando poi quelli inevitabili con la creazione e la tutela di foreste in Italia e nel mondo. Le scarpe, a fine utilizzo, possono essere riportate al negozio che le ha vendute. Con un apposito trattamento, la gomma delle sneakers Womsh può infatti essere riutilizzata per realizzare i pavimenti anticaduta per i parchi giochi dei più piccoli. L’iniziativa rientra nel progetto “I giardini di Betty” sostenuto da ESOsport, già vincitore del premio “Verso una economia circolare” edizione 2017.

 

Buone pratiche e casi studio a livello internazionale

A livello internazionale si segnala un’interessante e ricca raccolta di buone pratiche da parte della Ellen MacArthur Foundation.

  • Castorama, leader di settore in Francia, s è impegnata ad essere “Net Positive” cercando di apportare un impatto positivo a futuro del pianeta. Castorama ha instaurato un rapporto di cooperazione con Veolia grazie a quale sono state adottate due nuove soluzioni: un’unità di logistica creata ad hoc per la raccolta dei rifiuti di legname provenienti dagli store Castorama e la progettazione di una “polvere” formata per il 35% da legno e per il 65% da plastica che può essere riciclata e riutilizzata a livello industriale.
  • Sempre Veolia, ha stabilito in Gran Bretagna una partnership con Marks&Spencer al fine di gestire la problematica relativa al trovare un recupero alternativo ai 5,5 milioni di tonnellate di bottiglie di plastica buttate via ogni anno.
  • Il gruppo Carlsberg, leader tra i produttori di birra, sul packaging sostenibile, alla continua ricerca, sviluppo e implementazione di iniziative a beneficio dell’ambiente, dei principali stakeholder e del gruppo stesso. Il Gruppo ha recentemente sviluppato la “Carlsberg Circular Community”, una piattaforma di collaborazione dove Carlsberg lavora con i suoi fornitori allo scopo di eliminare il concetto di spreco.
  • Dell, società americana pone grande enfasi alla considerazione dell’intero ciclo di vita del prodotto nel momento in cui esso viene concepito, al fine di favorirne il riutilizzo, la riparazione e la riciclabilità, grazie anche ad una scelta oculata dei materiali e fornendo ai propri clienti opzioni di riciclo più agevoli.
  • Philips ha dato avvio a un nuovo programma, modificando le proprie strategie di business, che contempla la vendita di un servizio in sostituzione della vendita di prodotti. Philips ha innanzitutto fissato la tracciabilità relativa alla raccolta e al riciclo delle lampadine, stabilendo un coinvolgimento diretto in 22 organizzazioni di raccolta e di servizi a livello europeo, che raccolgono il 40% delle lampadine a mercurio immesse sul mercato, con un tasso di riciclabilità di oltre il 95%.
  • IKEA è fortemente impegnata dal punto di vista dell’economia circolare, attraverso vari progetti, tra cui si citano: Second life, che consiste nel ricomprare i mobili usati dagli ex proprietari per poterli rivendere a un prezzo minore ai meno abbienti; il riciclo del film in plastica che avvolgono mobili e suppellettili per creare nuovi oggetti di design rimettendo quindi il materiale nel circuito produttivo senza creare rifiuti e senza sfruttare nuova materia prima.
  • L’azienda d’abbigliamento Eileen Fisher ha dato vita a un programma di ritiro abiti usati dove sia i clienti sia i dipendenti possono portare un abito del marchio ormai dismesso e ottenere fino a un credito massimo di 5 dollari a pezzo. Questo programma è iniziato nel 2009 con il nome di Green Eileen e i fondi raccolti sono donati alle organizzazioni che sostengono le donne, le ragazze, e l’ambiente.
  • Stella McCartney è il primo brand partner del retailer online di lusso usato The RealReal, con cui intende promuovere l’economia circolare. Dal 2018 nelle boutique americane Stella McCartney vengano spiegate l’iniziativa e le modalità per facilitare la riconsegna, per la vendita o la donazione, dei capi che si vogliono scartare. Inoltre si servono di poliestere ottenuto da bottiglie di plastica riciclate. In questo modo contribuiscono a evitare che la plastica finisca nelle discariche: ad oggi oltre 2 miliardi di bottiglie di plastica sono state riciclate in tessuti.
  • Johnson Controls ha progettato delle batterie per l’auto in modo che il 99% dei materiali possano essere riutilizzati. I clienti possono restituire le vecchie batterie che vengono raccolte e rinnovate.
  • Vigga, servizio in abbonamento che offre ai genitori danesi un’alternativa allo spreco senza dimenticare la qualità e il design: ogni mese si ricevono dei vestitini nuovi, più grandi, e si inviano indietro all’azienda quelli usati nel mese precedente; Vigga procede quindi a sterilizzare e a mantenere i capi, che vengono inviati a nuovi genitori il mese successivo.
  • Dal 2013, H&M ha lanciato un programma di raccolta abiti negli store di tutto il mondo, per incoraggiare i consumatori a renderli a fine vita in cambio di un voucher. La raccolta degli abiti usati con la campagna “La moda non merita di finire nei rifiuti” non è l’unica azione etica dell’H&M. Solo lo scorso anno, la H&M ha riciclato 9,5 milioni di bottiglie in PET impiegando il poliestere recuperato per la produzione di vestiti, l’H&M è il più grande consumatore mondiale di cotone biologico e oltre il 15 per cento di cotone bio impiegato da H&M proviene da fonti sostenibili.
  • Nike ha realizzato un nuovo materiale circolare da utilizzare nelle sue calzature, impiegando almeno il 50% di fibre di cuoio riciclato. Durante il suo processo di fabbricazione, circa il 30% di cuoio viene scartato e finisce in discarica. Per ridurre questi Nike ha avviato un processo di raccolta degli sfridi di lavorazione, trasformandoli in una nuova fibra: Nike Flyleather.
  • Inditex, il gruppo, cui fanno capo tra gli altri, Zara, Massimo Dutti, Pull & Bear, Bershka e Oysho è impegnato da alcuni anni nel riciclo degli abiti usati. Nell’anno appena concluso, grazie ai container nei negozi, negli uffici e nelle piattaforme logistiche dell’azienda, sono state riciclate 7100 tonnellate di abiti, scarpe e accessori.
  • LEGO, l’azienda danese produttrice di mattoncini assemblabili, ha intrapreso un percorso per ridurre il proprio impatto ambientale e per rendere più sostenibili gli iconici omini gialli. Nel 2014 ha investito circa 140 milioni di euro nella ricerca, sviluppo e realizzazione di materie prime sostenibili, mentre nel 2017 ha raggiunto l’obiettivo di sostentarsi totalmente con energia rinnovabile fissato per il 2020. Dal 2018 ha annunciato il lancio di una nuova gamma di elementi sostenibili realizzati con una nuova plastica di origine vegetale con l’obiettivo di raggiungere, entro il 2030, il completo utilizzo di materiali sostenibili, sia per quanto riguarda gli imballaggi che per le materie prime.